Antifa: organizzazione terroristica

In seguito all’uccisione di George Floyd, negli Stati Uniti e in particolare nella città di Minneapolis, sono scoppiate numerose rivolte. Il presidente Trump non ha perso l’occasione per mostrare ancora sui social le sue ideologie profondamente violente e di estrema destra.

In poche ore ha pubblicato su Twitter diversi post in cui esorta il sindaco della città a un uso violento della forza e della polizia, accusandolo di “debolezza di estrema sinistra” e impegnandosi a intervenire personalmente con l’esercito nel caso non si riesca entro breve a riportare tutto sotto controllo e a sedare queste manifestazioni. Accusa coloro che in tutta l’America stanno protestando contro un sistema profondamente razzista e disuguale di stare vergognosamente disonorando il ricordo di George Floyd, definendoli semplicisticamente teppisti e anarchici, e spinge le forze statali a sparare sulle folle “quando iniziano i saccheggi”: al di là del fatto che il presidente degli USA è forse l’ultima persona che riteniamo possa esprimersi riguardo la morte del giovane afro-americano a causa del suo da sempre esplicito e violento razzismo, addirittura la community di Twitter ha ritenuto doveroso segnalare e oscurare parzialmente quest’ultimo post per “incitamento alla violenza”.

In tutta risposta Trump il 27 maggio 2020 ha firmato un atto amministrativo che per la prima volta pone limiti ai giganti digitali: questo prevede la riduzione della protezione contenuta nella Sezione 230 della legge del 1996 che considera le reti sociali irresponsabili per i contenuti postati dagli utenti, attribuendo inoltre alla Fcc (la commissione che sovraintende alle comunicazioni) il potere di controllare attivamente e direttamente le società di Facebook, Twitter e YouTube e invitando la Ftc (l’organo competente per pratiche commerciali scorrette o fuorvianti) a indagare le reti sociali che Trump accusa di pregiudizio contro le idee conservatrici.
I tweet del presidente, però, non si fermano qui: il 31 maggio 2020 posta “Gli Stati Uniti d’America designeranno Antifa come organizzazione terroristica”.

Antifa è un movimento politico militante di sinistra e antifascista, che comprende gruppi di attivisti autonomi che combattono tutto ciò che ritengono fascista, razzista o di estrema destra. Da Trump sono stati subito ritenuti i principali promotori delle proteste violente.
Emerge nelle sue parole una profonda incoerenza: prima esorta le istituzioni americane alla violenza, ad agire con mano ferma contro i rivoltosi di Minneapolis, ma contemporaneamente dichiara questi ultimi “terroristi” e li denuncia in nome di un “diritto a manifestare pacificamente”, condannando le loro azioni e promettendo di “fermare questa violenza di massa”. Ciò che viene indicato come “Guerra al Terrorismo” non è cosa nuova nella politica degli USA: sotto questa espressione apparentemente nobile si nasconde però la volontà da parte dei partiti americani più conservatori di muovere guerra contro tutte le minoranze, le ideologie e spesso anche le stesse istituzioni che vengono considerate un pericolo e una minaccia alle grandi libertà di cui gli Stati Uniti si fanno da sempre portavoce.

Se questo Paese è globalmente considerato il simbolo e l’emblema della più grande e funzionale democrazia occidentale, di fronte a questi ultimi fatti diventa opportuno riflettere su cosa voglia davvero significare il termine “democrazia” e prendere allora coscienza dell’evidente fallimento degli Stati Uniti.

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