BLACK LIVES MATTER

Il 6 giugno in tutta Europa si sono tenuti presidi e cortei in solidarietà alla morte di George Floyd e contro la brutalità della polizia. Le parole d’ordine inequivocabili sono state “Europe is not innocent”, “ Italy is not innocent”. I manifestanti hanno denunciato con forza nelle maggiori città europee il dilagante razzismo che invade il vecchio continente.
In Italia in moltissime città, centinaia di giovani immigrati africani e centinaia di ragazze e ragazzi di seconda generazione sono stati protagonisti di queste importantissime ed emozionanti giornate di lotta. A Torino come in molte altre città, per otto lunghissimi toccanti minuti in migliaia hanno alzato il pugno rimanendo in un rispettoso silenzio in memoria di George Floyd. Sono seguiti ovunque moltissimi interventi sia di associazioni ben note che di comuni cittadini, migranti, ragazzi e ragazze giovanissim* che con una forza inarrestabile nella voce hanno denunciato le ingiustizie vissute sulla loro pelle, le violenze razziste e discriminanti, e hanno urlato la loro rabbia e la propria volontà di lottare.
Esplosa la rabbia molti presidi sono diventati cortei che hanno attraversato le città chiedendo diritti e pretendendo la fine dell’invisibilità per i richiedenti del permesso di soggiorno, per i morti del mediterraneo, per i braccianti sfruttati e vittime del caporalato. “We can’t breathe” in America come in Europa, ovunque ci sia razzismo e discriminazione.
“Il razzismo sta anche nelle leggi italiane: dalla Bossi-Fini ai decreti Sicurezza” questo urlavano i manifestanti milanesi dalla camionetta che animava il presidio/corteo con interventi e musica. Su di essa si leggono i nomi delle vittime uccise dal razzismo strutturale in Italia.  Da Ahmed Ali Giama, bruciato vivo nel 1979 mentre dormiva per le strade di Roma, ad Abba Abdul Guiebre, ucciso a sprangate a Milano perché accusato di aver rubato un pacco di biscotti in via Zuretti.
Piazze infuocate in tutte le capitali europee, a Bristol i manifestanti del movimento “Black Lives Matter” hanno abbattuto la statua di Edward Colston, un mercante di schiavi del diciassettesimo secolo. L’abbattimento della statua è stato festeggiato con applausi e urla di approvazione, le immagini sono state diffuse sui social network e hanno fatto il giro del globo raccogliendo entusiasmo e consensi.
A Minneapolis, dove tutto è iniziato, una sentenza storica del comune ha deliberato per avviare un processo che dovrà portare a un taglio dei fondi alle forze dell’ordine e allo smantellamento del dipartimento di polizia. L’obiettivo è quello di riformarlo e rifondarlo per ricostruire insieme a tutta la comunità un nuovo modello di sicurezza pubblica che davvero garantisca la sicurezza di tutt*.

Foto di @Marco Allasio

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