Cos’hanno in comune il Tav e il Covid-19?

Sembra quasi forzato accostare questi due grandi temi, cari a noi valsusini/e. Ma, se abbandoniamo una visione compartimentata dello scenario, è facile riconoscere comela linea AV Torino -Lione (TAV per semplicità), ancora una volta, mostri le sue criticità.Ma queste criticità appartengono solo a questo progetto?

La situazione attuale
A più di 30 anni dalle prime voci sulla linea e dopo anni di martellanti campagne mediatiche in favore dell’opera, non sono stati ancora completati tutti i lavori propedeutici e preliminari. D’altra parte, dovrebbero iniziare “a breve” le aste d’appalto indette da TELT (società appaltante, gestita metà dal ministero delle infrastrutture francese e metà da RFI) per aggiudicarsi i lotti di costruzione del tunnel di base, con i lavori di contorno annessi.
Intanto, il virus Covid19 si diffonde su scala globale e obbliga (in teoria) i governi a bloccare tutte le attività non essenziali, TAV compreso. È notizia di questi giorni, infatti, che i lavori nei tunnel geognostici lato francese si siano fermati (nota 1). Dal lato italiano, invece, tutto è fermo già da qualche anno. Presumiamo anche che sia stata rinviata l’operazione di allargamento del sito di Chiomonte in zona Mulini, che permetterebbe a SITAF di costruire gli svincoli autostradali.


Pare, però, non fermarsi l’attività di preparazione dei bandi di gara e la ricerca di un accordo con Bruxelles per i finanziamenti all’opera. Secondo Virano, presidente di TELT ed ex direttore dell’Osservatorio (struttura governativa evidentemente non così imparziale), queste attività proseguiranno tramite telelavoro(2).

Con un metro di TAV
A seguito delle ripetute dimostrazioni logistico-economiche sull’inutilità del TAV, sviluppate negli anni dalla componente tecnica(3), il Movimento NO TAV ha sempre rivendicato la necessità di dirottare i fondi pubblici destinati all’opera in settori essenziali per la società italiana. Tra questi, ovviamente, la sanità pubblica. Una delle campagne di sensibilizzazione più famose fu proprio ‘Con un metro di TAV(4)’.


Ma di che numeri stiamo parlando?


Come spiegavamo lunedì proprio su questa pagina(5), al netto dell’inflazione si parla di tagli per 37 miliardi al sistema sanitario nazionale negli ultimi 10 anni. Il decreto Cura Italia, invece, ne stanzia 3,5 miliardi per l’SSN(6). Un ordine di grandezza in meno, e senza garanzie di ricominciare a rifinanziare ordinariamente il settore. L’Europa si appresta ad aiutare l’Italia con 1,75 miliardi(7), ma non sono esclusivi per la sanità. Inoltre, si parla di altri 11 miliardi che il nostro Paese avrebbe dovuto dare a Bruxelles, ma che ci verranno “abbuonati”. Considerando, quindi, che sono soldi nostri, presumiamo siano già stati contati nel decreto Cura Italia. Non sono, perciò, da considerare in aggiunta alle cifre già fornite.
Concentriamoci ora sul TAV. Ad oggi, il CIPE ha messo a bilancio 6,3 miliardi, che corrispondo secondo lo stesso comitato alla quota parte italiana per la sezione transfrontaliera. Il documento in calce(8) è più pessimistico, e stima a 9 miliardi il contributo, più oneri. In tutto ciò, vi è da aggiungere la sezione nazionale dell’opera, che RFI stima a 4,4 miliardi. Diversa è la considerazione del documento, che ritiene quella cifra inverosimile e la porta a 20 miliardi. Nonostante svariate uscite della coordinatrice del Corridoio mediterraneo europeo(9) sull’aumento del contributo da parte dell’Europa (la quale può fare solo proclami, però, perché il potere decisionale è della Commissione, del Consiglio e del Parlamento europeo), la UE, ad oggi, finanzia il 40% solo della parte internazionale. Quindi, secondo i dati visti prima, tra i 2,52 e i 3,6 miliardi di euro. A tutto questo vanno aggiunti i costi dei lavori preliminari e delle loro progettazioni, in cui l’Europa finanzia il 50%. Solo per Chiomonte parliamo di 173 milioni(10).


Senza voler discutere di quale previsione si accosti di più alla realtà, è semplice notare come tutte le cifre in ballo per il TAV siano dello stesso ordine di grandezza di quelle che abbiamo visto per la sanità, sia per i tagli che per i finanziamenti straordinari. Attenzione, non cadiamo nella retorica da madamine per cui i soldi per il TAV non sono utilizzabili in altri contesti. Il contributo italiano definito dal CIPE viene sottratto “a rate” ogni anno dalla legge di bilancio, legge con cui si decide come distribuire la spesa pubblica per ogni settore, anche quello sanitario. I contributi europei vengono decisi ogni 7 anni, non sono infinitamente compartimentati, e se non vengono spesi formano un avanzo di bilancio che alla legislatura successiva può essere ridistribuito in altri modi.
Allora, dato che quest’opera è inutile, usiamo questi soldi (che non sono briciole, anzi) dove meglio serve. E alla sanità, oggi, questi soldi servono più che mai. Senza dimenticarci, comunque, che ci sono tanti alti settori che negli anni hanno subito pesanti tagli, come l’istruzione o il welfare.

Qualche conclusione più generale
Da buoni valsusini/e, abbiamo imparato che la lotta contro al TAV non è solo la lotta contro un treno che ci passa sotto casa, ma contro una visione errata e criminogena di sviluppo e gestione delle risorse, che siano esse naturali od economiche. Da buoni cittadini/e, stiamo comprendendo che questo virus, oltre le migliaia di morti che sta causando, sta facendo emergere anni di politiche socioeconomiche sbagliate, di tagli ai servizi essenziali. Sta evidenziando come il profitto delle industrie venga prima della salute delle persone, come alcuni classi lavorative siano sempre le più esposte alle crisi. Peggio, solo chinon ha tutele sul lavoro, o un lavoro non ce l’ha. Chi lavora in nero o non ha un reddito.Chi viene sfruttato, chi vive per strada, chi non ha nessuno. Insomma, a rimetterci di più sono sempre gli ultimi della società.


Notate dei punti in comune? La risposta è semplice, anche se catastrofica. I problemi strutturali portati alla luce con il Tav come con il Covid19 sono facce della stessa medaglia. Una medaglia che rappresenta il nostro sistema socioeconomico, il capitalismo neoliberista che regna ormai in quasi tutte le società nazionali. Un sistema in cui è il mercato finanziario che muove l’economia, e quindi il vivere quotidiano. Un sistema sbagliato, però, perché predilige il profitto e il potere allo sviluppo equo della comunità, e che porta con sé numerose criticità. Criticità a 360 gradi, che emergono in parte o completamente a seconda delle rotture. Rotture come le crisi economiche, la crisi climatica, le guerre, le catastrofi naturali e non, i virus Ma anche rotture forzate dal basso come le lotte per i diritti, per il lavoro, per la salute, contro le grandi opere inutili, etc.
Ancora una volta, ci viene offerta la possibilità di intravedere gli errori di un sistema che non funziona, mentre abbiamo la possibilità di sviluppare ulteriormente ragionamenti critici e soluzioni alternative. Non perdiamone l’occasione.
Avanti NoTAV!

NOTE
1. https://www.lyoncapitale.fr/…/coronavirus-le-chantier…/amp/…

2. https://torino.corriere.it/…/salone-libro-tav-fca-stop-moto…

3. http://controsservatoriovalsusa.org/chi-siamo

4. https://www.notav.info/post/con-un-metro-di-tav/

5. https://www.facebook.com/102656488033098/posts/111369887161758/

6. https://www.repubblica.it/…/cdm_decreto_coronavirus_cura_i…/

7. https://www.ilsole24ore.com/…/dai-fondi-ue-subito-175-milia…

8. Tutti i dati inseriti nel paragrafo sono riscontrabili nei punti 19-23 del seguente documento http://torino.pro-natura.it/…/150-ragioni-contro-la-Torino-…

9. https://www.ilsole24ore.com/…/tav-torino-lione-ue-conferma-…

10. https://torino.repubblica.it/…/2…/02/22/news/telt-158917399/

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