LETTERA APERTA DI UNA CITTADINA DELLA VAL DI SUSA SUI BUONI SPESA

Buongiorno,
mi chiamo Rebecca (ma potrei essere anche Franco, Paola, Luca o Chiara..).
Con questa lettera vorrei portare all’ attenzione di tutti la situazione che mi sto trovando a vivere da circa da un mese a questa parte. Lo voglio fare proprio perché credo che intorno a me e sul mio territorio siano tante, troppe, le persone che possono riscontrare delle similitudini o addirittura delle somiglianze schiaccianti.
Da quando siamo entrati in questa quarantena i cambiamenti all’ interno della vita quotidiana sono stati molti così come la fatica per rispettare decreti e ordinanze che si sono susseguiti . Possiamo dirci che siamo stati bravi, che “stare a casa” è stata la soluzione adatta per provare a sconfiggere il Covid-19, che i sacrifici che abbiamo fatto ogni giorno ci aiuteranno ad uscire da questo esasperante e grave periodo. Possiamo dirci che in quanto popolo italiano siamo stati uniti, compatti e ubbidienti verso un obiettivo comune : l’annientamento di questo virus. 
Si ce lo possiamo dire..

Ma dobbiamo necessariamente vedere anche una delle tante altre facce della medaglia. Una di quelle che ci permettono di prendere atto che il momento che stiamo vivendo porterà dietro di se’ strascichi che non finiranno sicuramente al termine di questa quarantena.
Da qualche anno sono precaria nel mondo dell’assistenza scolastica e mi arrangio con contratti a termine districandomi tra cooperative e agenzie interinali. Lo stipendio non è mai stato alto ma sicuramente dignitoso tanto da consentirmi di arrivare a fine mese riuscendo a pagare tutte le spese e a permettermi qualche extra.
Nel mese di febbraio mi è scaduto il contratto di lavoro che non è stato rinnovato per cui, prima del tempo, nonostante mi sia rivolta all’ennesima agenzia, mi sono ritrovata a casa.
In famiglia siamo io, il mio compagno e nostra figlia e, ad ora, non riusciamo più a coprire tutte le uscite obbligate : bollette, affitto, contratti telefonici e naturalmente la spesa per provvedere al sostentamento quotidiano.
Quindi abbiamo deciso di rivolgerci al nostro Comune per avere accesso ai cosiddetti “buoni spesa”. Ci abbiamo messo qualche giorno a prendere questa decisione perché la vergogna di ammettere al mondo di non riuscire ad andare avanti con le proprie gambe era tanta e perché pensavamo che sicuramente c’era qualcuno in una situazione ben peggiore della nostra che avrebbe avuto maggiormente diritto ai buoni. 
Alla fine però ci siamo decisi accantonando l’orgoglio e, purtroppo, il pensiero e la voglia di metterci da parte per fare in modo che il servizio potesse essere utilizzato da chi ne aveva più necessità di noi.
Lo scenario che ci siamo trovati di fronte è stato lo stesso che tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo dovuto affrontare : scartoffie da compilare, moduli e certificazioni da presentare per attestare solennemente che davvero avevamo bisogno dei buoni.
La domanda che quasi tutti i giorni mi faccio, però, è la seguente : ma io voglio davvero i buoni spesa o avrei preferito una percentuale dello stipendio, o un reddito di emergenza per provvedere a tutte le le nostre, esigenze? Ogni ragionamento o pensiero che faccio mi porta sempre alla stessa risposta, ovvero che, sì, avrei decisamente scelto la seconda strada. Anche perché i buoni (su indicazione del decreto approvato dal Presidente del Consiglio Conte) sono spendibili solo ed esclusivamente nei punti vendita del Comune che aderiscono al progetto e devono essere spesi solo ed esclusivamente in beni di prima necessità. 
Chi decide, ad esempio, che i pannolini per mia figlia sono o meno un bene di prima necessità? Perché non devo avere il diritto di acquistare una bottiglia di vino per festeggiare il compleanno del mio compagno? Ma, soprattutto, perché lo Stato non vuole aiutarmi nel pagamento di affitti e bollette in un momento in cui, a causa anche del Covid- 19, la mia famiglia non riesce più a provvedere al saldo di queste spese? 
Insomma, o mangio o mi tengo un tetto sopra la testa.
Il punto qui è che ogni qualvolta lo Stato prende in esame l’erogazione di fondi direttamente ai suoi cittadini o ci mette tempi biblici ,e rende tutto veramente difficoltoso e complicato (quasi a voler evitare che più persone possibili possano accedere a questo o quel servizio), oppure opta per altre soluzioni che, in fin dei conti, volgono sempre in suo favore. Al contrario, nel momento in cui sono i cittadini a dover versare i soldi nelle casse dello Stato non sono ammessi ritardi o proroghe.
Penso sia necessaria una reazione differente da parte di chi ci governa, una soluzione che possa andare in contro ai bisogni e alle necessità di ognuno di noi. Una risposta a questo periodo che indubbiamente si protrarrà ancora per molto tempo e che vedrà coinvolti tutti quelli che come me fanno fatica ad arrivare a fine mese. 
Il Presidente del Consiglio e i suoi Ministri devono assicurarci un futuro dignitoso in cui nessuno di noi dovrà decidere tra il tetto sopra la testa oppure che cosa mettere nel piatto a cena. 
Questo futuro non può e non potrà basarsi su dei buoni spesa. Deve e dovrà fondarsi su una maggiore liquidità per tutti noi in modo da poter ritrovare, a poco a poco, la normalità. 
Siamo noi a dover pretendere un modo di agire che si basi sulle nostre necessità e sui nostri bisogni e non semplicemente aspettare che qualcuno decida del nostro prossimo futuro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: