NON NUOVI UNTORI, MA VECCHI PADRONI

Dopo il tanto atteso calo della curva epidemiologica, com’era prevedibile, i contagi tornano ad aumentare. Quello che stupisce, ma in realtà non stupisce per nulla, sono i luoghi dei nuovi focolai. È proprio notizia di ieri la scoperta di nuovi contagi nel polo logistico TNT di Bologna. Si parla di 18 casi, ma i sindacati comunicano che i test sono ancora in corso per oltre 200 persone. Facile che siano di più, basti pensare che ad inizio mese, sempre a Bologna, sempre in un’azienda di logistica (Bartolini) i contagiati sono stati oltre un centinaio.
La situazione non è più critica, certo. Stiamo parlando di 229 nuovi casi ieri, per un totale di quasi 14mila positivi. Numeri molto ridotti se si pensa a quelli dei mesi di quarantena, ma martedì i nuovi casi erano solo 140. La regione più critica rimane la Lombardia, che contribuisce per il 51% nella conta dei nuovi positivi.
Si evince quindi, al contrario dell’immaginario comune, che i comportamenti a rischio non stanno nei luoghi della movida o nelle coste dove gli e le italiane stanno andando a trascorrere le vacanze. Si trovano nelle zone ad alta densità lavorativa (Lombardia in primis) e soprattutto nei centri della logistica, settore che non si è mai fermato nemmeno nei momenti più bui di questa pandemia.
Come scrivevamo noi ed altri siti d’informazione tempo fa, additare l’untore, che sia esso il runner, i giovani il sabato sera o le famiglie al mare, non è altro che uno squallido modo di nascondere la vera realtà dei fatti. I luoghi a rischio sono quelli lavorativi, e sono mesi che i numeri lo dimostrano. Ma in una società basata sul profitto la salute dei singoli è messa in secondo piano, vista anche come fonte di erosione di tempo e denaro. Chi ha la fortuna di avere una dirigenza lungimirante viene tutelato, chi è sfortunato si contagia. Tanto quale problema si pone un datore di lavoro? La mutua è a carico dell’INPS e la forza lavoro non manca in un mondo strutturato sul ricatto vita-lavoro e su un enorme bacino di disoccupati.
Purtroppo, le belle parole nei mesi di quarantena si sono dimostrate false. Il problema era il prima, volevamo un dopo diverso, ma nella sostanza sono ritornate (e forse mai cessate) le stesse dinamiche di potere che denunciavamo. Se le nostre aspettative erano basse, ciò non vuol dire che non ci si debba indignare per lo schifo che ci viene riproposto. Se il dopo è uguale al prima, noi ne usciamo più forti. Non solo non vogliamo questo tipo di sistema socioeconomico, ma abbiamo la consapevolezza che basta poco per farlo vacillare e obbligarlo a mostrare i suoi più profondi e crudeli paradossi.

  1. https://www.lastampa.it/cronaca/2020/07/10/news/coronavirus-a-bologna-nuovo-focolaio-nel-polo-logisitico-18-positivi-alla-tnt-1.39066272
  2. https://thesubmarine.it/2020/03/19/bergamo-brescia-coronavirus-fabbriche-aperte/?fbclid=IwAR2owHPBIAzbL09p8Yftx5oNeaOqFdbMkGiLyxWMBtq5mGnPOeUh-PRixlM

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