NON SI SPECULA SULLA SALUTE! NIENTE TAMPONI NIENTE,RIAPERTURE!

Percentuale di malati più alta del Nord e doppio dei decessi rispetto alle altre regioni italiane. Dati drammatici e allarmanti tanto più se si tiene in conto che potrebbero anche essere falsati . E’ questo che denunciano i Presidenti piemontesi degli Ordini provinciali di chirurgia e odontoiatria in una lunga e durissima lettera pubblica.
Mancanza di una rete domiciliare adatta, troppo pochi tamponi e test per personale sanitario e pazienti, insufficienza di DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) e controllo nullo su RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) ed altri servizi : sono questi, in sostanza, i grandi errori fatti nella gestione dell’emergenza Covid-19 in Piemonte. 

Tra le criticità, inoltre, c’è la mancanza di dati precisi sull’esatta diffusione del virus deviata da un numero ridotto di tamponi.
Scrivono i medici :“L’elemento chiave di questa nostra riflessione parte dal fatto che anche qui, come in altre regioni, si sia assistito a un intervento rivolto a una gestione prevalentemente, se non esclusivamente, ospedaliera dell’epidemia, portando a un sovraccarico di lavoro e di impegno delle strutture e favorendo inoltre il contagio del personale, spesso non adeguatamente protetto. C’è stata l’assenza di una indispensabile strategia complementare per la gestione dell’epidemia con e sul territorio. Altrove, dove invece è stata posta attenzione al territorio e si è adottata una strategia ad hoc per intercettare fin da subito i contagi e isolare i contatti, fornendo adeguato supporto e dotazioni ai medici territoriali, si è ottenuta una riduzione della pressione sugli ospedali e un differente numero di ricoveri e di decessi”.
Ma chi dobbiamo ringraziare per tutto ciò?
Non possiamo esimerci dal dare un nome ai veri responsabili di questa (ennesima) mala gestione. Si perchè, a dirla tutta, il problema non sono i runners o i genitori che fanno due passi con i propri figli, ma chi continua a voler gestire il nostro Paese, anche in situazioni drammatiche come questa, come un’azienda senza badare a quali sono i reali bisogni della popolazione. La Regione Piemonte, infatti, per far fronte alla pandemia in corso, mutuando dal livello nazionale, ha creato due organismi : l’Unità di Crisi e il Comitato Tecnico – Scientifico. La composizione di quest’ultimo, soprattutto, denota un’incapacità a livello regionale di creare un’organizzazione territoriale adatta alla gestione di questa emergenza, “vantando” grandi nomi (da magistrati a rettori passando per direttori di aziende), accanto ai quali sono presenti SOLAMENTE DUE VIROLOGI.
Premettendo ciò è facile dunque immaginare come mai la gestione dei servizi socio-assistenziali della Regione Piemonte sia stata assolutamente inefficace, in quanto i provvedimenti presi sono stati se non errati quantomeno ritardatari. Pensiamo al caso delle RSA in cui le misure di limitazione del contagio e di gestione dei casi infetti dal Covid-19 , tranne in alcuni eccezioni( per merito della gestione della struttura stessa non certo dei comitati regionali), sono mancate favorendo la contaminazione delle persone sane e mettendo a rischio il personale sanitario quasi totalmente sprovvisto di protezioni adeguate. E come non far menzione ai focolai esplosi nei dormitori per senza tetto del torinese, in cui ospiti e operatori sono costretti a vivere in situazioni al limite dell’ingestibile senza avere strumenti di protezione e tutela adatti e senza sapere come verrà affrontata la gestione delle persone contagiate dal virus e , di conseguenza, delle strutture stesse. 
D’altra parte, la mancanza di DPI, di dati precisi sulla diffusione e di test o tamponi soprattutto per chi lavora in campo medico e socio-assistenziale, ha messo in pericolo molte persone aumentando la possibilità di contagio non solo tra i pazienti ma anche all’esterno di ospedali o strutture dedicate ai ricoveri per il Covid-19.
In questo senso è molto importante sottolineare che, a causa di una cattiva gestione da parte del Comitato Tecnico – Scientifico, in Piemonte non è stato possibile implementare una rete dei medici di base e delle varie ASL competenti che potesse agire sul territorio per monitorare e curare i malati a casa propria. Questo perché non sono mai stati messi a disposizione i giusti strumenti (DPI, dispositivi adatti a una diagnosi veloce e precisa) per agevolare e aiutare il personale sanitario a mettere in atto quella che doveva essere la strada giusta da percorrere preferendo, al contrario, la massiccia ospedalizzazione e il conseguente sovraccarico delle strutture sanitarie e ,nel particolare, delle terapie intensive. 
Come è accaduto in altre zone d’Italia, anche nella nostra regione sarebbe stato di fondamentale importanza riconoscere il ruolo di chi sul territorio ci lavora tutti i giorni e facilitarne l’operato. Ma è chiaro che per tappare un buco da una parte necessariamente se ne apre un altro da quella opposta. E’ evidente infatti come i cittadini piemontesi stiano scontando scelte sbagliate che non riguardano solo il “qui e adesso” ma che affondano le radici in una passata mala politica in ambito sanitario. Anni di decisioni errate e di tagli alla sanità che all’oggi pesano come macigni sulle spalle di tutti.
Le giunte regionali (da Chiamparino a Cota passando per Bresso) che si sono susseguite non hanno fatto altro che proporre e mettere in atto tagli al sistema sanitario volti a rimpinguare le tasche di pochi. E quella attuale non fa differenza. Da qualche giorno, in piena emergenza sanitaria, si sente già parlare della fantomatica “fase 2”.
Ci stiamo tutti chiedendo se è davvero così considerato che i dati sono evidentemente falsati da tutte le condizioni elencate poco sopra, ma tant’è. Il Presidente del Consiglio, dopo le notizie dei contagi sui posti di lavoro e con la sua ormai famosa tecnica di un colpo al cerchio e uno alla botte, mentre si complimentava con tutti gli italiani per essere stati ligi alle regole, ha già dichiarato la timida riapertura di alcune attività commerciali e di altre aziende. E così anche il presidente Cirio e Confindustria Piemonte, sebbene non siano ancora molto chiare le procedure e protocolli in merito all’apertura in sicurezza delle aziende, spingono sull’acceleratore per programmare la riapertura di molte di queste sul territorio senza minimamente preoccuparsi della salvaguardia dei lavoratori. 
Siamo allibiti che anche di fronte ad una pandemia l’importante non è fermarsi e cercare di capire che cosa non ha funzionato negli ultimi 10 anni provando magari ad invertire la rotta, ma è comunque andare avanti, riprendere come prima…tagli alla sanità e tutto il resto. Ed è a questo punto che arrivano gli strillatori di turno ad annunciare solennemente che il Paese deve ripartire, come sempre dalla speculazione e come sempre dalle grandi opere come, ad esempio, l’alta velocità Torino- Lione. Ma questa volta ci chiediamo chi si prenderà la responsabilità di un nuovo picco di contagi a favore di manovre che hanno come obiettivi solo speculazione e profitto? 
La salute viene prima di tutto e chi ci amministra dovrebbe tenerlo bene a mente : inutile pensare ad una ripresa senza prendere provvedimenti in merito alla tutela dei cittadini.

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