PIU’ OSPEDALI MENO MILITARI!

Cosa accade in Sardegna durante la quarantena per il Covid19?
È stata lanciata un paio di giorni fa la campagna mediatica “Più ospedali meno militari” di A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna
«È tempo di scegliere; lanciamo una campagna per ottenere la moratoria delle esercitazioni e lo stop al finanziamento regionale e statale dei progetti legati all’industria bellica. I soldi risparmiati vengano reinvestiti nella sanità pubblica».
La Sardegna “ospita” il 66% delle installazioni militari italiane e le implicazioni per il territorio e la popolazione sono significative: la questione ambientale e le relative patologie gravi, le ricadute economiche sulle popolazioni che non possono più coltivare terre inquinate o sono costrette ad andarsene; gli investimenti pubblici nell’industria bellica a discapito di altri settori.
La sanità sarda sembra essere quella più colpita dall’emergenza Covid19: sul totale dei positivi nell’isola, oltre il 50% fa parte del personale sanitario, e nelle provincie di Sassari e Olbia questa percentuale sale al 90%. Cioè la quasi totalità. Nonostante sia evidente che i tagli alla sanità abbiano coinvolto tutt*, questi numeri sono l’emblema di una gestione criminale del pubblico; di ospedali lasciati a sé stessi e di una assenza totale di tutti i DPI. 
Oltre al danno la beffa, denuncia A Foras: «L’ 11 Aprile la conferma definitiva: le esercitazioni ci saranno. Dal 22 al 30 aprile si sparerà nel Poligono di Quirra e sono già state rese note le ordinanze di sgombero. Dal 20 al 30, (la notizia la apprendiamo dalla stampa ma ancora non sono state pubblicate le relative ordinanze), a Capo Frasca. Probabilmente l’attività nei due poligoni si svolgerà in coordinamento, grazie all’istituzione dei tre corridoi aerei da cui è partita la nostra denuncia dei giorni scorsi».
Mentre le popolazioni rimangono chiuse in casa o vengono ricoverate in ospedale, i militari proseguono come se nulla fosse le esercitazioni belliche, il tutto a pochi chilometri di distanza.«Centinaia di migliaia di euro verranno sperperati, per giocare alla guerra con i caccia e i bombardieri sulle nostre teste».

Questo discorso non suona certo nuovo alla popolazione Valsusina : le politiche di sfruttamento e speculazione dei territori muovono l’economia anche qui nella nostra valle come in troppe altre realtà nel mondo. Le conseguenze sono le medesime un po’ ovunque e, in questa crisi nella crisi, saltano agli occhi (e sulla pelle) di tutte e tutti. Le lotte contro questi sistemi scellerati non nascono certamente con l’emergenza coronavirus, sono decenni che i cittadini si organizzano per ribaltare i meccanismi di sfruttamento delle risorse e dei territori. Certo è, però, che questa emergenza abbia fatto traboccare un vaso giá più che pieno, enfatizzando tutti i problemi e le carenze strutturali largamente denunciati dai movimenti sociali. È orripilante constatare come nonostante il conteggio dei morti continui a salire, si tenti di proseguire, senza alcuno scrupolo, delle attività che non hanno niente a che vedere con la tutela e la sicurezza delle persone. Semmai esattamente il contrario.
La quarantena limita la nostra capacitá collettiva di organizzarci, sicuramente non possiamo farlo secondo i mezzi e i metodi che comunemente adottiamo ma non per questo dobbiamo rinunciare alla lotta e alla protesta. Non possiamo stare in silenzio, ora più che mai. Utilizziamo i canali e gli strumenti che abbiamo per creare reti di solidarietà di lotta e di denuncia, in Val Susa come in Sardegna, e in tutti i territori che resistono!

Tutte le info su come partecipare alla campagna e sull’occupazione militare della Sardegna su aforas.noblogs.com

#piùospedalimenomilitari #notav #aforas

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