Racconto dai Mulini

Contributo di un giovane valsusino sul presidio NoTAV ai Mulini di Giaglione:

“Da giorni siamo in Clarea, in zona mulini, per resistere all’imminente allargamento del cantiere tav di chiomonte. La zona è una borgata abbandonata da decine d’anni, senza corrente né acqua potabile, senza riscaldamento e con le strutture pericolanti. Perciò dormiamo fuori nei prati con le tende, cucinando con le bombole e mangiando nelle gavette. Il posto è raggiungibile solo tramite sentieri ed è lontano ore dai negozi di prima necessità. Nonostante abbiamo l’usufrutto della proprietà, la polizia ci impedisce in tutti i modi di muoverci liberamente da e verso un terreno non ancora espropriato. Hanno interdetto la zona con decreto prefettizio (tipo le famose zone rosse durante la quarantena) e siamo passibili di denuncia se non lo rispettiamo. La Digos presidia le strade dei paesi vicini e ferma chiunque le paia sospetto. Hanno chiuso il sentiero principale con una cancellata alta 4 metri, saldata e circondata di filo spinato. Siamo costretti a intraprendere sentieri secondari se non proprio vagare nei boschi per portare acqua, cibo e cambio di persone a chi è ai mulini, rischiando di farci male perché la zona è impervia, con terreni scoscesi e profonde gole. Non bastassero le difficoltà naturali, la polizia lancia lacrimogeni in mezzo ai boschi su chi passa. Stanno arrivando i cacciatori di sardegna e Calabria, corpi d’élite dei carabinieri specializzati in infiltrazioni, appostamenti e attacchi rapidi nei boschi per sgominarci.
La notte, per chi dorme al presidio, è fonte di enorme stress. La polizia vaga intorno alla zona fingendo incursioni più volte a notte, costringendoci a stare svegli e all’erta ad orari improbabili, mentre chi si allontana di un poco dal resto del gruppo, anche solo per i propri bisogni, viene catturato e rispedito in paese.
In tutto questo, la nostra è sempre stata resistenza esclusivamente passiva. Non una pietra è stata tirata, non un fuoco d’artificio è stato lanciato, non ci appostiamo nei boschi per sorprendere operai o polizia. Vogliamo semplicemente rimanere a presidiare un nostro terreno con la possibilità di nutrirci, bere e tornare comodamente a casa senza rischiare la vita nei boschi.
Se la polizia non vuole che stiamo lì, ci sgomberi subito e mostri la sua vera faccia con le conseguenze mediatiche del caso, invece che cercare di farci desistere per fame e sfinimento.
I pestaggi, le cariche, i comportamenti razzisti, il G8 di Genova etc. sono solo la punta dell’iceberg di una violenza che, al contrario di chi parla di mele marce, è intrinseca nelle forze dell’ordine in quanto braccio armato di un potere che, per quanto riconosciuto e disciplinante, non ha sempre ragione. Ciò che succede da 30 anni in valsusa ne è l’esempio più chiaro.
Se vi siete indignati e siete scesi in piazza per le violenze della polizia in ogni paese, indignatevi per la militarizzazione della nostra valle e per la repressione che da anni vive chi difende il nostro territorio da speculazione e devastazione ambientale. Per prendere parte alla protesta NoTAV, l’appuntamento è ogni giorno alle 18 al campo sportivo di Giaglione. Servono acqua, viveri a lunga conservazione e, per chi può, ricambio di persone al presidio. Importante equipaggiarsi di scarponi, sacco a pelo e vestiti pesanti, la notte fa freddo.
A sarà düra, avanti No Tav!”

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