Solidarietà a chi sta dalla parte dei migranti!

In questi giorni si sta molto parlando del movimento Black Lives Matters e della necessità di sradicare il razzismo in ogni sua forma sia nella società statunitense che in quelle europee.
Tuttavia, in Italia sembra che ci si dimentichi facilmente delle leggi sull’immigrazione che rendono chi ha la pelle scura cittadini di “serie B”. I decreti sicurezza sono l’ultima misura messa in atto dal governo italiano per spingere sempre più nell’illegalità chi, per qualsiasi ragione, cerca una vita in paese diverso da quello d’origine. Allo stesso tempo, chi si oppone al sistema delle frontiere e denuncia il concetto razzista alla base del loro funzionamento, per cui si decide chi le può attraversare e chi no sulla base della provenienza geografica, viene sistematicamente perseguito dalla legge e criminalizzato.
Proprio qualche giorno fa è stato notificato il divieto di dimora a 17 occupantx della Casa cantoniera di Oulx, luogo sicuro per chi cerca di oltrepassare il confine tra la Val di Susa e la Francia.
Mentre i politici e l’opinione pubblica si riempiono la bocca di parole di solidarietà verso i neri oltreoceano, condannano o fingono di ignorare tutti coloro che in Italia non possono ottenere i documenti, non possono accedere alle cure sanitarie, non possono avere un lavoro regolare e vengono quindi sistematicamente sfruttati. Parlano di solidarietà ma poi condannano chi la mette veramente in pratica, ogni giorno, rischiando in prima persona.
Chi si muove per cercare un futuro diverso non è un criminale.
Chi è solidale con i migranti non è un criminale.
Solidarietà all’occupazione della casa Cantoniera di Oulx e a chiunque porti solidarietà attiva a chi attraversa le nostre montagne!

Di seguito, il comunicato scritto dal Rifugio Autogestito:
QUALCHE APPUNTO SULL’OPERAZIONE REPRESSIVA DEL 10/06/2020
Si, abbiamo occupato. Abbiamo occupato gli scantinati della chiesa di Claviere.
E quando ci hanno sgomberati siamo entrati nella ex-casa cantoniera di Oulx.
Ci siamo presi degli spazi che erano necessari per incontrarci, parlarci, organizzarci. Contro le frontiere. Contro i sistemi di sfruttamento e selezione che le necessitano. Per portare solidarietà attiva a tutte quelle persone che si ritrovano discriminate, differenziate, sotto il continuo ricatto per ottenere un pezzo di carta, di uno stato che le massacra e del capitale che le sfrutta.
Abbiamo occupato. Lo abbiamo fatto e ce lo rivendichiamo.
E siamo ancora qui. La casa cantoniera esiste ancora e la lotta alla frontiera è molto più ampia dei 24 indagati/e per queste occupazioni e delle 17 persone che stanno cercando di cacciare via.
Centinaia e centinaia di persone da ogni continente hanno attraversato questi spazi.
Chi, indipendentemente dal possesso o meno dei documenti, determinato a scegliere dove e come vivere, chi per lottare questo sistema di sfruttamento, esclusione e differenziazione.
Tutti vi hanno trovato uno spazio per organizzarsi. Uno spazio per mangiare, dormire, attrezzarsi per partire, e il tempo per scegliere cosa fare. Uno spazio per elaborare discussioni, proporre iniziative, manifestazioni, cortei, cineforum. Liberi da ogni ricatto. Fuori dai giochi politici, fuori dai circuiti economici, davvero autonomi e indipendenti.
In un territorio massacrato dalle infrastrutture dei trasporti, e dalla tanto ricercata costruzione di un Treno ad Alta Velocità per muoversi sempre più in fretta, le frontiere fatte di guardie e gendarmi bloccano e fanno morire chi si trova costretto a camminare in montagna per continuare la propria vita. Le merci passano veloci e senza problemi, chi è senza documenti rischia di crepare inseguito dalla polizia.
Tra ieri e oggi i carabinieri hanno provato a notificare con insistenza (in qualche caso senza riuscirci) 17 divieti di dimora da Oulx, Claviere, Bardonecchia, Cesana, Salbertrand. Accusa: occupazione in concorso della Casa Cantoniera di Oulx.
Tra le righe si giustifica l’esigenza cautelare come prevenzione a una possibile rioccupazione dopo lo sgombero di della casa cantoniera, che sembrerebbe imminente.

Ci accusano di aver strumentalizzato il fenomeno migratorio in alta Valle Susa, di aver fatto azioni di propaganda politica, di aver favorito l’attraversamento illegale del confine dei “migranti”, mettendo in pericolo la loro vita. Come se le persone con cui per due anni ci siamo organizzati, abbiamo riso, scherzato, parlato, pianto, fossero dei manichini inermi, oggetti privi di facoltà di scelta. Anche sulla carta straccia che i carabinieri ci hanno consegnato stamattina, lo stato infantilizza e rende passive le scelte autonome di chi, del resto, sa benissimo dove vuole andare. Rimandiamo le accuse al mittente: nessuno sarebbe costretto a rischiare la vita se non fosse inseguito da un sistema che non fa altro che succhiare e sputare, se non esistessero confini e documenti. Gli assassini sono gli stati, le loro frontiere, i loro sbirri. E per loro, continuiamo a serbare il nostro odio.
Ma il reato contestato veramente è uno: l’occupazione. Con questa operazione si crea un precedente storico-giuridico rispetto alla penalizzazione di tale pratica, da sempre strumento prezioso di tutti i movimenti di lotta.
Qualunque reato abbia un massimale che vada sopra ai 3 anni può prevedere la richiesta di misure cautelari. Con l’ultimo decreto-sicurezza giallo-verde, il reato di occupazione prevede pene dai 2 ai 4 anni. Con l’aggravante in concorso, prevista se il reato è compiuto o organizzato da 5 o più soggetti, viene giustificata la misura. L’Italia si allinea al nordeuropa, cercando di eliminare gli spazi di autorganizzazione. E se ora possono allontanare anche gruppi di compagnx dai territori dove vivono e lottano per una semplice occupazione, che questa riflessione diventi più collettiva. Invitiamo chiunque a reagire, a suo modo, in difesa di questa pratica.
In questo contesto storico, e ancora di più in questo periodo di pandemia, il controllo ha aumentato la sua stretta sulle nostre vite; gli strumenti repressivi non fanno che perfezionarsi per azzittire ogni forma di lotta e pratica autonoma. Il decreto salvini attacca le basi stesse della solidarietà.
Non lasceremo che le nostre pratiche vengano arginate in nessun modo.
Uno sgombero, 1000 occupazioni!
Ps-in tutta questa merda, almeno una cosa ci fa sorridere: sbirri e giornalistx sottolineano stupitx la massiccia presenza femminile nella lotta contro le frontiere.
In effetti è vero: siamo tante, siamo incazzate e saremo sempre di più

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