VACANZE (IN)SOSTENIBILI

A cura di Fridays For Future Valsusa

Nonostante permanga ancora lo stato di emergenza, e si scagli davanti a noi una pesante crisi economica causata dalla pandemia, sono molti gli italiani che anche quest’anno non rinunciano a partire per le vacanze, dalle montagne delle Alpi al mare della Sicilia, fino alle località esotiche per i più benestanti. Mete del turismo di massa e, per fortuna, anche località caratterizzate da un turismo più dolce e sostenibile.

Ci troviamo però in un contesto di crisi climatica ed ecologica e non possiamo essere miopi da questo punto di vista quando programmiamo le nostre vacanze. È fondamentale essere consapevoli dell’impatto che il turismo ha sull’ambiente circostante, in termini di emissioni, rifiuti, interazione con la flora e la fauna del posto, ma anche per quanto riguarda i rapporti con le popolazioni locali.

Prima di partire per un viaggio è fondamentale essere informati e consapevoli di ciò a cui si va incontro. Bisogna infatti tenere conto di diversi aspetti del viaggio, puntando alla sostenibilità e al rispetto del luogo.

Rispettare un territorio significa sia preservarne la bellezza e la pulizia, riducendo al minimo la nostra impronta ambientale, sia utilizzare mezzi di trasporto non inquinanti, sia evitare di sprecare le risorse, come ad esempio l’acqua, in paesi in cui la scarsità idrica è cronica (evitando ad esempio docce di 45 minuti).

Quando si parla di vacanza sostenibile tutti pensano automaticamente a non lasciare le bottigliette di plastica o i propri rifiuti sulla spiaggia o in montagna. Questo è fondamentale, e l’incuranza della gente va combattuta, ma non è minimamente sufficiente. Basti pensare all’enorme impatto ambientale che hanno gli aerei o le navi da crociera.

Come riporta l’Agenzia Europea per l’Ambiente, volare comporta l’emissione di circa 285 grammi di CO2 per ogni passeggero (con una media di 88 persone a volo) per ogni chilometro percorso. Ad esempio, con un volo Economy diretto da Zurigo alle Maldive e ritorno bisogna fare i conti con 2.224 kg chilogrammi di CO2 emessi a testa, l’equivalente delle emissioni prodotte dalla carne mangiata da una persona in circa sei anni e quattro mesi.

Insomma, meglio evitare voli intercontinentali fino alle Maldive, tanto più che l’arcipelago sta facendo i conti con i drammatici effetti del surriscaldamento globale e il conseguente innalzamento del livello medio marino. “Nel 2050 non esisteranno più le Maldive, poco importa, andremo in Sardegna a festeggiare le vacanze estive” cantano ironicamente gli Eugenio in Via di Gioia. Chissà se davvero saremo così stolti da far finta di niente oppure affronteremo la crisi climatica come tale, cambiando le nostre abitudini.

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