I No Tav difendono veramente il territorio

Il nostro articolo e il podcast dell’intervista di Radio Dora a Franco e Andrea del movimento No Tav

In val Clarea, da due giorni un gruppo di NO TAV sta cercando di difendere una zona di bosco vicino a degli antichi mulini, antistante l’area del cantiere del tunnel di base, una zona che non è sottoposta ad alcuna restrizione. Lo Stato, che ha operato moltissimi tagli alla sanità negli ultimi decenni, riducendo gli investimenti per le assunzioni di medici e infermieri e per le strutture sanitarie, questa notte, ha mandato le FFOO in massa per difendere un progetto, il TAV, che perfino la Corte dei Conti del Parlamento Europeo ha definito inutile, dannoso e troppo costoso. In un momento nel quale vediamo la crisi dovuta al covid-19 sommarsi alla crisi del cambiamento climatico e alla sempre più diffusa disparità di ricchezza e di diritti nel mondo, quello che accade in questi giorni in val di Susa, rappresenta plasticamente l’assurdità di un sistema che pur avendo prodotto negli ultimi anni impoverimento della popolazione, distruzione dell’ambiente, crescita delle disuguaglianza e perdita di posti di lavoro; vuole ancora imporre con la forza il proprio modello perdente per il profitto di pochi.

Foto di notav.info

Le tre principali argomentazioni della valutazione della corte di conti europea dicono che:

– Il progetto TAV ha prodotto, nonostante le dichiarazioni sin dagli anni’90 di irrinunciabilità dell’opera, un ritardo15 anni e, nonostante sia stato progettato nel 1998, oggi viene considerata poco probabile la messa in servizio della linea per il 2030, tanto per il tunnel che per le infrastrutture di collegamento di cui, a oggi non esiste ancora neanche un progetto lato Francia. Inoltre il costo del progetto, che inizialmente prevedeva una sola canna e che invece oggi ne prevede due, è aumentato del’85%, passando da 5,2 miliardi a 9,6 miliardi al netto dell’inflazione. Questo perché, come spiega la Corte, la presenza di co-finanziamenti UE può “indurre i promotori dei progetti ad aumentare le specifiche progettuali fino ad un livello che va al di là degli standard usuali o a costruire strutture più grandi senza una valida ragione”, con conseguente sotto-utilizzo delle infrastrutture esistenti.

– Sull’attuale linea ferroviaria Torino-Lione, ammodernata nel 2011, può transitare l’80% dei mezzi pesanti (compresi camion tipo P400, container tipo ISO e high cube). A oggi accoglie 3 milioni di tonnellate di merci. I promotori del progetto TAV assicurano che, grazie al raddoppio del tunnel, il traffico aumenterà magicamente di otto volte, arrivando a 24 milioni di tonnellate al 2035. Vista la mancanza di interoperabilità e l’assenza di politiche vincolanti, le cifre sono giudicate dalla Corte “oltremodo ottimistiche”, il che porta ad un “alto rischio di sovrastimare i benefici ecologici” del TAV. Le previsioni di traffico e i relativi benefici, fatte negli anni dai promotori del progetto per giustificare la costruzione dell’opera, sono dunque fortemente contestate.

Foto di notav.info

– Il bilancio di emissioni. Il dato sicuro è che i vari cantieri produrranno 10 milioni di tonnellate di CO2. I promotori del TAV assicurano che dopo 25 anni dall’inizio dei lavori le emissioni inquinanti saranno compensate da uno spettacolare aumento del traffico su rotaia del 700%. Visto il carattere poco realistico delle previsioni di traffico, il recupero del mega-inquinamento generato dal cantiere potrebbe invece prendere 50 anni o più, periodo in cui la Val Susa e l’area metropolitana torinese saranno invase da CO2 e polveri sottili proveniente dal cantiere del tunnel. Per quanto riguarda l’uso come linea passeggeri, il rapporto parla di “sostenibilità economica incerta sul lungo termine” dopo aver preso in conto il bacino di utenza interessato dalla nuova Torino-Lione. Perché sia conveniente creare una nuova linea ad alta velocità devono esserci almeno 9 milioni di persone a meno di 60 minuti dall’infrastruttura. Lungo la tratta del TAV invece si arriva a 7,7 milioni.

Noi, in questo tempo difficile, avremmo bisogno di creatività per immaginare un mondo che investe di più nella salute e nella formazione. Che progetta un trasporto pubblico intelligente che limiti le emissioni anziché favorirle. Avremmo bisogno di un trasporto pubblico locale che favorisca i pendolari e limiti l’uso delle auto; di soluzioni condivise per favorire il lavoro da casa per chi lo vuole senza però che questo diventi una scusa per scaricare alcuni costi aziendali sui lavoratori e per costringere le persone ad una pericolosa forma di lavoro casalingo nella quale non si stacca mai. Avremmo bisogno di aiutare chi è rimasto senza lavoro; chi vede il proprio negozio locale sconfitto nella competizione con la grande distribuzione ed è costretto a chiudere; avremmo bisogno di investire risorse per permettere a chi cerca di costruirsi un futuro in un paese diverso da quello dove è nato di poterlo fare e allo stesso tempo di creare occasioni di ricerca e di lavoro per tutti coloro che sono costretti ad andarsene altrove per avere un lavoro o un stipendio degno. E per poterlo fare abbiamo bisogno di un cambiamento di paradigma a livello mondiale; di scelte a lungo termine, condivise, che spesso sono scomode da prendere perché intaccano privilegi consolidati.

Le FFOO, mandate a difendere una falsa forma di progresso, che non ha mai accettato di confrontarsi davvero sui dati, sono la rappresentazione, arcaica, di un sistema di potere e di una classe dirigente che non ha più nulla da dire se non l’affermazione violenta del proprio profitto e di quello di coloro che gli hanno permesso di essere oggi nella posizione di potere nei luoghi decisionali. Le FFOO, difendono il diritto del privato, di alcuni privati, ad utilizzare le risorse pubbliche per fare guadagni privati, salvo poi scaricare sulla cittadinanza i danni e costi ambientali e alla salute che non vengono mai messi a bilancio. Ma questa classe dirigente non è capace entrare in dialogo, nel merito, nemmeno con la corte dei conti europea e preferisce una vecchia ricetta: accusare chi propone modelli alternativi, di essere contro il progresso e di essere soltanto dei difensori dei boschi di questa valle tentando di farli passare per coloro che curano i propri interessi, mentre loro sarebbero quelli rivolti al progresso comune. E’ possibile che in questi giorni questa vecchia recita venga ancora raccontata da alcuni media. Ma noi sappiamo che questa logica ha già perso. E’ la logica della violenza e della forza che spreca i soldi pubblici per imporre un’opera dichiarata inutile e costosa. E’ la logica di chi non propone soluzioni alternative e continua imperterrito in un modello economico che ha solo prodotto danni. E’ la logica di chi non ha alcun interesse per il bene comune e preferisce togliere fondi a cose molto più importanti pur di non perdere il proprio progetto dal quale ci guadagneranno solo pochi.

Per questo quel pezzo di bosco e quei mulini non sono solo un po’ di pietre antiche e qualche albero che si può abbattere per fare spazio al “progresso”. Sono la difesa della possibilità di cominciare a voltare pagina, la possibilità di cominciare ad occuparci di cose serie, dei problemi che riguardano tutti e tutte e a gettare le basi per un mondo più solidale e non più fondato sulla logica del profitto di pochi che scaricano i costi su tutti gli altri.

Pochi giorni fa, il 18 giugno, quando la corte dei conti ha di fatto bocciato il progetto Tav Torino Lione, avevamo affrontato l’argomento con alcuni importanti ospiti in collegamento telefonico.

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