LA FINE DI UN MONDO ALLA FINE

A quattro mesi dall’inizio del lockdown e a un mese dalle prime timide riaperture, è interessante oggi fare un punto della situazione. Una panoramica di un momento di passaggio, secondo me epocale, tra un secolo intenso, il novecento, e il nuovo periodo che ci sta venendo incontro. Qualche informazione, giusto per tirare le somme, proporre qualche analisi e relative riflessioni.

Maggio si è aperto con una sbandieratissima fase due, giugno con una pacata fase tre. La preoccupazione primaria era tornare a produrre, tornare al lavoro, così voleva Confindustria. Ora, siamo sicuri che il lavoro ci sia ancora? (in Europa si stima il 40% di disoccupati in più, soprattutto giovani). Barcollando tra messaggi incoraggianti e minacce di nuove pandemie possibili, tutti o quasi hanno riaperto invocando con ansia il ritorno ad una normalità. Ma la normalità non c’è. Ci sono le mascherine sui volti, a coprire i sorrisi tirati. C’è il distanziamento sociale e non possiamo abbracciarci più. Non c’è il plexiglass nelle spiagge, ma le spiagge sono vuote. Anche i ristoranti e i bar accolgono i clienti con tutte le precauzioni necessarie, ma i locali non sono strapieni (meno 35% di presenze) e i pochi che escono non lo fanno a cuor leggero.

Qualcuno finge di non aver paura. Qualcuno ha una paura fottuta e lo ammette. Qualcuno teme per la propria salute. Qualcuno teme per il proprio portafoglio.
Faccio una colazione in meno, un pranzo o una cena in meno, questo mese. Quest’anno non faccio le ferie (le ho finite, mi hanno obbligato a farle prima, non ho i soldi per farle). Se vado in vacanza mi fermo poco (secondo Confcommercio solo il 20% degli italiani andrà in vacanza) ed evito treni e aerei perchè sono rincarati e poi ho paura (prenotazioni -40%, prezzo biglietti +25%). Quest’anno non cambio la macchina (vendita auto nel mese di maggio: meno 56 %). Magari andrei al cinema, ma li hanno riaperti davvero? Con o senza mascherine? E’ vero che ti misurano la febbre, come in banca e dal parrucchiere? C’è il calcio, quello non si ferma mai. Ma negli stadi vuoti. Chissà se avrò ancora soldi per l’abbonamento Sky.
Mio figlio andrà a scuola a settembre? Come ci andrà? Come gli spiego che deve tenere la mascherina sempre? Come calmo quelle paure che attanagliano sempre più bambini e adolescenti (attacchi di panico : +37%, crisi depressive +45%). Come affronto la sindrome Hikikomori dell’adolescente che ho chiuso in casa da mesi e adesso non vuole più saperne di uscire? Come posso evitare che diventi un adulto deprivato di contatti umani, incapace di abbracciare e toccare, ossessionato dal comulsivo digitare sul suo tablet (prezzi di computer portatili e tablet, introvabili, +20%), unica finestra su un mondo che di fatto non vuole conoscere?
Questi sono i discorsi che sentiamo ogni giorno e prima della fine dell’estate faremo i conti con questo sfacelo sociale ed economico. Orfani di una politica lontana ormai anni luce dalla realtà, resa ancora più idiota dalla verità dei fatti (la pandemia ha impietosamente fatto cadere tutte le maschere), siamo immersi in una fase che definirei “X”, dove X è l’incognita di un mondo che ha smesso di funzionare così come aveva sempre funzionato ma ancora non si è trasformato nel futuro che è alle porte. Accadde qualcosa di simile cent’anni fa. L’Ottocento finì davvero solo con la prima guerra mondiale e il momento di passaggio, la guerra, fece piazza pulita di mentalità, abitudini, consuetudini radicate nei secoli.

Oggi siamo nello stesso limbo. La civiltà occidentale è in una sconcertante fase transitoria. Lo percepiamo, niente sarà più come prima ma non è necessariamente un male, il mondo di prima era al collasso. Ce ne stiamo accorgendo. Stiamo aprendo gli occhi su un sacco di cose che prima davamo per scontate. Pensiamo alle rivolte in america. Pensiamo alla distruzione di statue che non avrebbero mai dovuto essere erette. Stiamo disconoscendo il nostro passato (pure Via col Vento disconosciamo, eppure fino a ieri ci sembrava così normale, come ci sembravano normali le molestie sul lavoro, il dileggio delle minoranze, il bullismo sociale) disconosciamo falsi miti, falsi eroi. Ci stiamo interrogando sul fatto che la vita umana vale meno del dollaro. Che il profitto e il progresso valgono più della nostra felicità (perfino la corte dei conti europea sta dicendo che il famigerato progresso fatto di grandi opere e TAV è una scommessa perduta).
Siamo accarezzati dall’idea che tutto quello che ci hanno fatto credere di volere in realtà non ci serve. E tutto quello che era obbligo comprare, non era poi così necessario.
E’ vero, contro il nuovo che avanza c’è un rigurgito moralista, reazionario e conservatore (si potrebbe parlare della questione aborto nella regione umbria, o delle affermazioni e delle azioni del Bolsonaro di turno, ma queste sono altre storie). Il rigurgito conservatore c’è sempre, quando il passato sta per essere spazzato via.

Siamo spaventati. Ne abbiamo motivo. Osserviamo il tramonto di un’epoca e l’aurora di un nuovo mondo e non sappiamo come sarà.
Non è il caso di protestare se il capitalismo non darà più i suoi frutti. O se idee di stampo medievale non troveranno più credito. Non piangiamo per statue imbrattate o idee logore messe in cantina. Apriamoci a ciò che verrà e rendiamoci la vita più confortevole e sana di quanto lo è stata fino ad ora. Riprendiamoci la nostra psiche, il nostro benessere fisico, il nostro tempo libero, le nostre intuizioni, la nostra empatia. Riprendiamo il contatto con la natura anzichè distruggere ciò che ci permette di respirare.
Proviamo a vivere questa fase X non come rimpianto dei bei tempi andati (erano belli davvero, siamo sicuri?). Proviamo a smettere di crederci onnipotenti. Proviamo a seminare il rispetto per ogni forma di vita, per raccogliere nella nuova era in arrivo un mondo che non debba inventarsi un virus per estinguerci e ricordarci che siamo solo comuni mortali.

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