RIPARTENZA SOSTENIBILE – ENERGIA

Contributo a cura di Fridays For Future Valsusa

In questi giorni abbiamo assistito, tra i vari interventi del governo, all’approvazione del bonus edilizia. Assieme al bonus mobilità e al sismabonus, vuole essere un incentivo per far ripartire il motore economico del paese e al tempo stesso andare verso un modello sostenibile dal punto di vista ambientale e verso la messa in sicurezza dei territori. In particolare, con l’ecobonus al 110% si punta ad agevolare lavori di ristrutturazione nelle abitazioni per aumentarne l’efficientamento energetico, un insieme di operazioni che permettono di contenere i consumi energetici, ottimizzando il rapporto esistente tra fabbisogno energetico (di luce e gas) e livello di emissioni. Si tratta, in altri termini, di un insieme di pratiche che permettono di sfruttare le fonti energetiche in modo ottimale, attraverso interventi quali la coibentazione degli edifici, l’installazione di pannelli solari e fotovoltaici e, perché no, di una pompa di calore geotermica.

A fronte di una spesa iniziale (per altro ora interamente coperta vista la possibilità di cedere il credito alle imprese che hanno fatto gli interventi o alle banche), si ha però un guadagno successivo, sia in termini economici che in termini ambientali: da un lato una bolletta meno salata, dall’altro meno emissioni di CO2 in atmosfera. È stato calcolato come isolare termicamente la propria abitazione comporti un risparmio di circa 1.500kg l’anno di CO2, risultando l’azione individuale più utile per diminuire le emissioni di gas serra.

Ma è sufficiente questo bonus? La risposta è tanto semplice quanto realistica. Se da un lato sono importanti azioni individuali, come appunto gli interventi di efficientamento energetico della propria abitazione, dall’altro risultano assenti gli interventi del governo sulle grandi aziende produttrici di energia.

ENI, ENEL e SNAM sono solo alcuni esempi di multinazionali del fossile, per altro partecipate dallo Stato italiano, che non hanno ancora intrapreso seri piani di riconversione ecologica, ma solo escamotages per tingere di verde la propria facciata, cercando in ogni modo di ampliare il loro business fossile. E va detto anche che il processo di decarbonizzazione deve orientarsi direttamente verso le rinnovabili, senza in alcun modo passare dal gas. Il metano è infatti a tutti gli effetti un combustibile fossile, dunque parte del problema, e non può in alcun modo essere il combustibile della transizione. Come ci ricorda l’IPCC, abbiamo meno di 8 anni per invertire il trend delle emissioni e far fronte alla crisi climatica, troppo pochi per permetterci di passare dal gas.

Inoltre il lockdown, con il calo della domanda di energia, ci ha dimostrato come le rinnovabili possono tranquillamente essere il pilastro portante dell’energia. Nel mese di aprile, come fa sapere Terna, le rinnovabili hanno infatti coperto gran parte della domanda elettrica, sfiorando in alcune ore il 90%, sfatando dunque il falso mito delle rinnovabili di non poter mantenere l’equilibrio domanda-offerta.

Con le rinnovabili potremo senza problemi raggiungere l’indipendenza energetica nazionale. Non avremo più bisogno di comprare carbone, petrolio o metano dall’estero e tantomeno di estrarlo sul nostro territorio, dicendo stop alle devastazioni ambientali provocate dai combustibili fossili.

Serve però un cambio di mentalità e di concezione dell’energia, che va intesa come forma di autoproduzione e condivisione. È per questo fondamentale il concetto di comunità energetica locale, che potrebbe rappresentare il futuro dell’energia. Le comunità energetiche sono definite come “un insieme di soggetti che, all’interno di un’area geografica, sono in grado di produrre, consumare e scambiarsi energia con una governance locale capace di favorire l’utenza in un’ottica di autoconsumo e autosufficienza”. Il bonus edilizia recentemente approvato va quindi coniugato col concetto di comunità energetica locale, creando piccole realtà resilienti ed indipendenti dalle fonti fossili.

La Valsusa può guidare l’Italia su questa strada, con la creazione di una delle primissime comunità energetiche del paese. È infatti in programma la creazione di una “oil free zone” da parte dell’Unione Montana dei comuni della valle. Queste comunità rappresenterebbero, in ottica di una transizione energetica, l’occasione di produrre e utilizzare energia proveniente da fonti totalmente rinnovabili e locali. La strategia di progetto consiste nel sostituire i vecchi ed inefficienti impianti di riscaldamento, alimentati a gasolio o gas naturale, che servono un singolo edificio, con impianti centralizzati, che servono almeno due edifici vicini, alimentati da fonti rinnovabili, e valorizzare le potenzialità degli impianti che sfruttano già energie rinnovabili sul territorio.

La transizione energetica sarà il cuore della riconversione ecologica e la nostra valle è in prima linea, perché un mondo libero dalle fonti fossili è possibile.

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