La Corte dei Conti europea boccia il TAV

La notizia che la Corte dei Conti europea boccia la linea Tav Torino-Lione è di una settimana fa. L’organismo europeo critica fortemente l’aumento dei costi (+85%) e sostiene che l’ultima analisi costi-benefici elaborata nel 2018 dal Ministero dell’Interno non sia mai stata convalidata dalla Francia e nemmeno esaminata dalla Commissione.

Insomma, secondo la Corte dei Conti il valore netto dell’investimento, ad oggi, sarebbe in perdita di circa 6/7 miliardi di euro. Esprime dubbi anche sull’effettivo beneficio che si avrebbe con la sua messa in funzione, considerando gli attuali livelli di traffico e quelli previsti per i prossimi 30 anni, considerando anche uno slittamento delle tempistiche di realizzazione attestate su una media di 15 anni.
Telt ribatte sostenendo che la proporzione sia stata fatta con uno studio di Alpetunnel degli anni ‘90 non rispondente alle normative attuali e dunque non confrontabile.
Tutto questo, naturalmente, già prima della crisi che attenderà l’intera Europa a seguito della pandemia di Covid, i cui effetti economici più pesanti cominceranno a vedersi in autunno. Soprattutto in caso di un’ondata di ritorno del virus.

La domanda che si si pone (il Movimento no-Tav lo fa da trent’anni e) è se abbia senso spendere miliardi di euro in una grande opera i cui benefici (sempre che si vedano) si vedranno tra non meno di 50 anni quando ci sono settori del nostro Paese che avrebbero necessità di iniezioni di denaro immediate: senz’altro la scuola e le politiche sociali ma, volendo restare sullo stesso capitolo di bilancio, anche il trasporto locale.

Molti economisti parlano di una crisi profonda, a seguito della pandemia, che cambierà totalmente la quotidianità delle persone, sempre meno propense all’acquisto del superfluo e sempre più al risparmio. Il movimento delle merci sarà inevitabilmente minore, così come quello delle persone.
In questo senso, la costruzione della Torino-Lione, già considerata vent’anni fa fuori luogo (proprio considerando il traffico su rotaia e su gomma) dal Movimento No Tav e non solo, adesso appare anacronistica.

Pare, dunque, incredibile che non si approfitti di questo momento storico e di questa evidente bocciatura ad alto livello per abbandonare la costruzione dell’opera, considerando anche il fatto che finora, sul fronte italiano, non si è scavato che un cunicolo esplorativo.

Cunicolo che sarebbe dovuto servire come mera indagine geognostica e si è trasformato, in corso d’opera, in galleria di servizio al tunnel di base.
Le priorità economiche del nostro Paese dovrebbero essere altre, proprio guardando a un futuro che, sopratutto per le giovani generazioni, si fa sempre più incerto.

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